mercoledì 15 agosto 2012

Nel dì di ferragosto



In una grande città, il dì di ferragosto ha sullo spirito un effetto di spurgo. Offre, il dì di ferragosto, l’opportunità di sgravarsi di ciò che è frastuono e confusione.
Più che offrire tale strumento, il ferragosto lo impone. Afferra il fardello di tanta superfluità accumulata, togliendocelo di dosso, sgravandocene. Ci ripulisce, il dì di ferragosto, della presenza superflua, sia essa organica o inorganica. Il dì di ferragosto, come una gigantesca, saggia scopa di saggina, spazza via, sotto un cielo di sole, la polvere e le briciole di ciò che pensavamo servisse, invece non serve. Nel dì di ferragosto, il sole asciuga e alleggerisce gli stracci dell’esistenza. Almeno oggi, tornano a essere leggeri, vibranti al vento. È essa leggerezza che, chi vuole, può provare a cogliere, librandosi su correnti ascensionali, su ali di condor.
Il dì di ferragosto spazza via il frastuono, la confusione, l’ipercinetica isteria, l’untuosa ilarità, la ridondanza di parole marcite all’umido nelle pieghe di vite altrimenti ammuffite.

Ciò che ne rimane, come in tutto ciò che viene appeso a essiccare al vento caldo, sono filamenti d’energia essenziale. Lo sanno gli sciamani.
Nel dì di ferragosto, il baccano si placa, sconosciute presenze svaniscono, trascinate altrove, estranee in luoghi estranei. Di contro, l’assenza di chi manca, si fa presenza, visualizzata in energia e sentimento più tangibili di carne e ossa.
È in ciò, il dì di ferragosto, possibilità di redenzione, riscatto, riflessione tutta umana e semplice. Consiste, il dì di ferragosto, in ascesa nascosta in una foglia secca, che riposa tra i binari di un tram, in una panchina verde finalmente in pausa, almeno oggi esentata dal peso di culi e trippe estranee. Consiste, la catarsi di ferragosto, nei trambusti che vanno in stallo, inesorabilmente, per poi precipitare, schiantandosi sui chiusi per ferie, planando dolcemente sul fondale del cuore.
Nel dì di ferragosto, il deserto invade la città, la città si fa deserto, elargendo al viandante l’occasione di farsi eremita tra cattedrali fantasma di centri commerciali, mostrando la vanesia vacuità di stolti brulichii d’altri giorni stressati.

È, il dì di ferragosto, festività materica, del tutto antipodica e ostilmente antagonista al pomposo spreco di sovrabbondanza regalizia, nonché natalizia. Di fronte allo sferzare del poco che conta e del poco che resta, ben poco può la menzogna d’ascese madonnare. L’ineluttabilità del grigio, l’andatura randagia del piccione, pure la merda rinsecchita sui marciapiedi, richiamano all’ineluttabile disinganno di ciò che conta alfine, poiché alfine solo ciò pesa. Nel dì di ferragosto, le pliche di grasso dello spreco di capodanno, vengono rosicate fino all’osso. Questo regalo ci fa il ferragosto, porci di fronte al discernimento nudo e crudo, ossificato un attimo prima d’esser polvere.
Tra alberi stanchi, tra sparute presenze umane tanto preziose perché tanto rare, il ferragosto è per me giornata bella, poiché malinconica e triste. È, il dì di ferragosto, il giorno in cui odo una fievole brezza d’armonia eufonica, di voci sussurrate dal passato di una realtà altra, sirene che chiamano a un impaziente, altrove futuro. Come nel dì dei morti, così è per me il dì di ferragosto nella mia città che oggi spartisco con pochi altri, sovente scalcinati soggetti. Molti dei quali accomunati in elezione di compresenza, in afflato di sentire, che ferragosto, inevitabilmente, infonde in chi resta.

Tra rami spogli nelle gelide sere del due novembre, tra saracinesche abbassate nell’asciutto sole impietoso, l’anima mia ritrova agiatezza, familiarità, requie insomma. Sarà incomprensibile ai più, la cui incomprensione molto conforta l’esser mio, ma soltanto in certi momenti d’arida, lucida assenza di inutile sovrappiù, io mi irroro. Assorbo l’essenza di un sapore aspro, amaro al punto d’essermi dolce.
Ogni anno, al dì di ferragosto passato in città, mi ricalibro, mi si para di fronte tutto il fardello così inutile degli altri dì, e con occhio fermo lo fisso, rilevandone la messa a fuoco di futile spreco d’energie.

C’è chi, nel dì di ferragosto, pauroso di ascoltare il silenzio della propria vita, timoroso di sentire l’eco di pensieri sgraditi, fugge affannandosi in luoghi affollati, cercando di assordarsi nella calca di altri corpi, nella bailamme di false risate di marcia allegria. Nessuna invidia per tanti esseri smarriti e spiaggiati come branchi d’otarie che cercano di stordire l’inquietudine dei loro smarrimenti dentro l’ubriachezza abbronzata di cocktail, corpi rifatti e anime sfatte. Cercano, costoro, d’esorcizzare la paura del restare soli, nascondendosi nell’illusione degli schiamazzi in località amene di scelte, come sempre, condivise. Banali, fallaci, angosciose in quanto tali.
Il dì di ferragosto torna, come rovente alito di simun che prosciuga e sbriciola ogni calcare di vita. Torna, madido d’invisibile umore d’antica opportunità d’anacoreti e stiliti.
E gliene sono grato, nel mio esser solo, sorseggiandolo puro.
In compagnia delle mie accaldate anatre.

K.

21 commenti:

  1. Se vuoi il prossimo anno ti ospito un'esperienza di grande spiritualità.

    -ignava 31- non ci posso credere

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    1. Grazie dell'invito! Penso ne approfitterò sicuramente. Ora apro il tuo link per vedere cosa c'è di bello in programma.
      ..........................
      Ehm... ehm... cavolo quasi dimenticavo! Che sbadato! Il prossimo anno a ferragosto dicevi? Ho controllato l'agenda e, tu non ci crederai, ma proprio quel giorno devo accompagnare mia nonna di 92 anni dallo psicologo che è appena entrata in menopausa ed è giù di morale. Il primo giorno utile in lista d'attesa è proprio quel dì lì. Quando si dice la coincidenza. Che peccato! Grazie comunque, come avessi accettato. Come l'avessi portata sul groppone pure io. Davvero.
      Come dici? Vuoi già combinare per il 2014? No, no, sei troppo gentile. Non ti preoccupare, mi faccio vivo io.

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    2. Che ti sei perso! Quest'anno era tutta vestita (troppo) d'azzurro e con il velo che sembrava d'essere a Kandahar. Giuseppe non è venuto, non ama il mare. C'erano rappresentanze dei carabinieri, polizia, guardia costiera, Gesù non si è fatto vedere credo per quel piccolo malinteso con le forze dell'ordine di tanti anni fa, ancora non ha superato il trauma. Che ne dici di portare anche lui dallo psicologo?

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    3. Dunque giovanotto, provo a riassumere per capire se ho colto bene la questione. Tu sei qui, traumatizzato, perché dei tutori della legge ti hanno prelevato a forza, malmenandoti, in barba ai più elementari diritti di tutela, quindi t'hanno sommariamente processato, condannato e sbattuto dentro, continuando a infierire e torturandoti sotto gli occhi di tutti e restando impuniti. ...mmm ma veramente pensi di essere l'unico povero cristo che mi arriva qua con una storia del genere da raccontare?

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  2. Magnifico post, potendo sarei venuta anche io a dar da mangiare alle anatre, però rigorosamente dall'altra parte del fiume. Cazzo ho appena finito di battibeccare col marito ed un amica perchè mi sono rifiutata di uscire stasera....troppa falsa allegria in giro.

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    1. Davvero un ferragosto a pezzi!
      Ai Giardini, fatto davvero insolito, ho contato al centro del laghetto*, ferme come barchette all'ancora, almeno 50 pezzi d'anatra!
      E da Sushi Bar Manuela, stasera a cena, almeno 60 pezzi tra sashimi uramaki e sushi... sto satollo come una mongolfiera!

      * per intenderci al meglio:
      Parco di Monluè = fiume Lambro
      Giardini Pubblici = laghetto
      Quindi, nello specifico odierno, tu dall'altra parte del laghetto ^_^

      (grazie per l'apprezzamento)

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  3. Odio agosto e tutto quel che contiene.
    Comunque bellissimo post.

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    1. Pure il Trofeo Berlusconi.
      Grazie Emix, gentilissimo.

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  4. minchia se sei un poeta! (perché il pc mi da errore la parola minchia? l'ha fatto ancora!)comunque dicevo bellissimo testo, belle le sensazioni che lascia girare nella testa..

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    1. Grazie.
      Probabilmente è un pc preciso e puntiglioso, non accetta espressioni ellittiche di "ceppa di".

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  5. Stupendo post... come sempre :D

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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    1. Grazie anche per il commento di oggi :D

      CIAO!!!

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  6. I vapori che esalano dal tuo cranio sbollentato dall'afa si sublimano in un lessico ipnotico e in suggestioni psichedeliche di apodittica maestria.

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  7. Sì bene bello stupendo. Ma mentre leggo qui a Roma ci sono quasi 40°, il sudore intrappola il corpo in una schifosa pellicola traslucida che perfino il cul non ha modo di far di sé trombetta. E sì che vorrebbe. Indi, del post, compro entusiasta la poesia ma lascio sul banco l'idea del dì di ferragosto come catarsi utile.
    Marcello

    p.s. Ho dato un'occhiata in giro: confortevole, l'ambiente.

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    1. Qui, tra Caronte, Lucifero e il cul che fa trombetta, mi piacerebbe vedere Dante come si troverebbe. A Milano si sta messi anche peggio: manca quella minima brezza confortevole dei colli e rispetto a quelli di qua indecentemente trascurati, gli spazi verdi romani sono annaffiati e non sono paglia.
      Dai! Ripensaci! Cogliere un lato positivo seppur fittizio aiuta a superare la prova. Non riesci proprio a gioire di questo caldo come di un esclusivo sudario laicamente ascetico?

      ps: ovviamente resti tra noi che non sarebbe poesia se non comportasse licenza annessa. La mia si chiama Pinguino De Longhi.

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  8. ecco... c'ho messo 5 giorni, ma alla fine l'ho letto tutto.
    e mi è piaciuto K.
    ora vado a dare un ripassino al vocabolario, perché mi sa che mi sono perso qualche capitolo.
    stay hungry, steet méi.

    ah già dimenticavo: bell'invenzione il chapcha, è di pol pot?

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    1. :D
      No, Pol Pot ha inventato Khmer Rossi e Kampuchea.
      Il Captcha ha origini sovrumane, gira voce addirittura che anche questo caldo torrido sia opera del Captcha, indispettito dal poco riguardo mostrato nei suoi confronti da parte di alcuni mortali.
      In un certo senso, è anche grazie a te che io ascendo nell'afa agostana.

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    2. eppure pol pot mi sembrava c'entrasse qualcosa...

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    3. Se tu conosci doppi sensi che io non colgo, non privarmene e palesameli! Io sono bravo a far battute, ma sono tontolo a volte a capire quelle in entrata ;)

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