martedì 6 marzo 2012

Mettersi nei panni (e nella bara) dell’altro

Un lettore a firma “kosciotto” mi linka questo articolo di Aldo Busi e nel farlo si pone la domanda: “Ma pisciare sulla tomba del prossimo dà così tanta soddisfazione?”
Lo ringrazio per la segnalazione, vado a leggere l’articolo di Busi, che trovo interessante. Mi piace sempre leggere considerazioni che stacchino dal coro, non importa se stia steccando il solista o i coristi all’unisono. Basta che il solista non stecchi col proprio pensiero.
Rispondo a kosciotto che penso sia sempre disagevole veder “pisciare” su una tomba. Penso anche che questa pisciata possa perdere molto del cattivo odore soltanto a patto che già venisse espletata nei confronti della persona viva, in tempi non sospetti e “non sepolti”.

La morte, dopotutto, è un evento biologico, bisogna stare attenti a non sacralizzarla troppo col rischio di seppellire col cadavere anche le possibili critiche. Altrimenti da morti siamo tutti beati e santi e non esisterebbero i libri di storia.
Poi però, voglio precisare il “dove” e il “quando”. L’atto del pisciare su una tomba non mi scandalizza in sé; è un gesto sicuramente irriguardoso nei confronti del defunto, ma uno che piscia su una tomba lo fa proprio per manifestare disprezzo. Liberissimo di farlo e argomentarlo.
Penso di interpretare bene la frase di kosciotto, essendo riferita al funerale di Lucio Dalla: non è la tomba il luogo della pisciata incriminata, ma la bara in processione, sul sagrato.
E durante una commemorazione funebre, una pisciata va oltre il disprezzo, diventa cattivo gusto.
Pisciare offese, seppur argomentate, su un cadavere ancora caldo è fatto sgradevole.
I morti non scappano, e si può criticarli anche a cerimonia terminata, una volta sepolti, andando comodamente a rinfrescare la memoria, innaffiandola.
Quindi avrei da obiettare il quando, e di conseguenza il dove.
In altri luoghi non mi importa il come, pur che emerga il cosa.

Ho letto anche il post di Metilparaben, che fa una lapidaria ed efficace considerazione sul differente atteggiamento adottato dalla Chiesa nei confronti di Piergiorgio Welby (funerale cattolico negato perché suicida) e nei confronti di Dalla (funerale cattolico nonostante omosessuale).
A queste letture si è aggiunta quella del post di lillina, delicato, aperto, che mette in guardia dalle lapidazioni, che ricorda anche l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini.
Vi invito a leggerli tutti e tre.
Butto lì qualche altra considerazione e perplessità con punti di domanda.

Il rispetto penso occorra sempre, il rispetto per l’altro come persona, perché è nella persona, con un nome, un cognome, un’esperienza, che si formano opinioni e pensieri.
Penso si debba provare sempre a mettersi nei panni degli altri.
Conta l’artista soltanto se dietro ce l’uomo? Secondo me sì. Ma io non sono Lucio Dalla, non lo sono perché non ho espresso le sue sensibilità artistiche; spesso i sensibili sono anche fragili, meno arroganti o aggressivi. Non è un male o un bene: è un modo di essere.

E non sono nemmeno Aldo Busi, prima ancora che per strati intellettuali, per un disarmante accidente delle circostanze, ovvero una donna che cantava una canzone di Dalla a un bambino quando lo metteva a nanna.
Io non ho motivo di aggredire Lucio, mentre Aldo ha la propria esperienza di vita per rinfacciargli alcuni comportamenti. Ha i suoi motivi, che io non comprendo magari.

Per me, come detto sopra, la morte è un accadimento, può essere dramma umano, ma privo di sacralità. Ma io sono anche uno che entra in una chiesa soltanto per ammirarne l’architettura. E il mio pensiero non può stare in una bara con le stesse sensazioni di chi si fa il segno della croce. L’eziologia della cassa da morto, della tomba, del cadavere, non è la stessa per tutti. Ognuno ha la propria. Lo dice la vita, non una regola scritta.

Busi sovraccarica di istanze il già pesante feretro di Lucio Dalla, magari disturbando le lacrime del compagno del cantautore scomparso?
Può darsi, ma ognuno è nei propri panni.
Io mi sforzo di stare nei miei pensieri, e penso che i pensieri siano un abito che tanto ti calza bene quanto più ti sforzi di comprendere le misure di quelli degli altri, misure d’abito e anche di bara, quando raccoglie il consuntivo di un'intera esistenza.
Stando ben attenti a non prendere il vizio di tenersi addosso i panni altrui, magari più sfarzosi dei propri. Nemmeno il vizio di fare il verso ad abiti e costumi degli altri, senza prima rimirare allo specchio i propri.
E se c'è mancanza di pulizia, ognuno si preoccupi dei propri panni sporchi. Che macchie da lavare se ne trovano sempre.

Mentre rifletto sulla possibile sgradevolezza del testo di Aldo Busi, sull’efficacia di cronaca giornalistica sempre precisa e originale di Alessandro Capriccioli, sul richiamo di lillina a stemperare frastuoni sgradevoli, io mi ritrovo nei miei panni.
E non so se sia tagliato su misura o meno l’articolo di Aldo Busi. Penso sarebbe stato meglio indossarlo tra qualche giorno; ma ognuno fa i conti col guardaroba delle proprie vicende formative, anche del carattere.
L'astio andrebbe trattenuto durante le esequie. Ognuno (Busi) ha il diritto e il dovere di combattere le proprie battaglie, di dire ciò che pensa, di pisciare dove vuole (magari autocensurandosi il “quando vuole”), ma senza tacciare di diserzione chi non si è mai arruolato nel suo esercito.
Lucio Dalla non era un criminale, e di solito il lancio di uova marce si dovrebbe riservare alle bare dei delinquenti. Senza inutili pietismi. A chiunque invece, pure ai cadaveri, si possono e devono muovere critiche. Se tornano utili ai vivi. Senza inutili pietismi. Perché anche nella tomba ci andiamo vestiti dei nostri abiti.
Se non ci stavano bene addosso da vivi, ci stanno male addosso anche da morti.
Ma io non sono omosessuale (mi assumo la responsabilità di questa affermazione) e non sto negli abiti di Aldo Busi, probabilmente amareggiato, indignato all’idea che un artista affermato come Dalla avrebbe potuto o dovuto fare di più, esporsi di più, per la causa gay.
Boh, sarà...

Io cerco di immaginarmi nei panni degli altri, aiuta a comprendere e dialogare, ma alla fine indosso i miei pantaloni. A me, più dello sfogo di Busi, provoca un senso di sgradevolezza la frase pronunciata da monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale dell’arcidiocesi di Bologna: “Non è stata la celebrazione di un funerale omosessuale, ma il funerale di un uomo”.
Ma è soltanto perché a me sta sul culo (in senso simbolico, meglio chiarirlo, che in mezzo a tutti ‘sti finocchi bisogna muoversi schiena al muro) chiunque usi le parole per ingannare la gente.
Mi stanno sul culo gli ipocriti, mi stanno sul culo quei preti che negano i panni del morto nella bara, pur di salvare il proprio guardaroba, troppo lussuoso e ricco, per non stonare con la griffe “Jesus Poor Christ, in verità vi dico, in verità”.

È soltanto perché io, nei miei panni, reputo che la Chiesa, seguendo la sua logica assurda, abbia fatto bene a negare i funerali a Welby, come ha fatto male a concederli a Dalla. Perché se la Chiesa si mostra con i veri abiti che indossa, gli omosessuali li vuole tuttora all’inferno. Ed è giusto che ognuno si mostri per gli abiti che indossa, gli unici con i quali ci si dovrebbe mostrare, e parlare. Senza mascherate di sofismi retorici.
E in questo, ad esempio, sono d’accordo con un passaggio di Aldo Busi in questo suo articolo sui gay, i quali non dovrebbero ricercare affatto di essere accolti – e magari perdonati (?!?!) – da Santa Madre Chiesa.
Ma lo dico soltanto perché sto bene nei miei panni, che sono abiti nei quali si ha l’abitudine di rispettare i costumi e i pensieri altrui, e non potrei farlo se prima di tutto non portassi rispetto ai miei pensieri, alle mie parole.

È perché se anche voi foste nei miei panni non potreste fare a meno di fare battutacce come quella mia sui finocchi. Perché nei miei panni ci sto io, che sono fatto così.
E io trovo assurdo discriminare un’eccitazione o un’emozione soltanto perché non è espressione della maggioranza di governo di sentimento e di trombamento. Talmente assurdo che non do soddisfazione a chicchessia di inibirmi la battutaccia.
E ho messo quei tre post, perché, se foste stati nei miei panni, l’avreste fatto pure voi. Perché, nei miei panni, questi tre ho letto. Non altri, questi tre.
Nei vostri panni magari ne avrei letti altri. E avrei altri pensieri.
Diversamente vestiti.
E perché se questo post l’avessi scritto ieri, o domani, sarebbe stato diverso.
Perché anche il mio umore fa parte dei miei panni.
Che sfilano, insieme ai vostri, sulla passerella del confronto critico.

K.

NOTE
uno - Nel rileggere il post, una volta pubblicato, ho notato di non aver marcato abbastanza un concetto, forse perché dentro di me è fin troppo ovvio. Come si evince dalla parentesi nel titolo, il rispetto dovuto alle esternazioni di chiunque, anche se esagerate e fuori luogo e fuori tempo magari, nasce proprio dal rispetto dovuto ancor prima a una persona che presenzia al proprio funerale, dentro una bara, oltre che dentro i propri vestiti. E durante un funerale sarebbe buona norma non molestarla.
Dopo (o prima) ognuno dice e rende conto di ciò che vuole.
Giusto per precisare.
due - Segnalo anche questo articolo di Cronache Laiche: Dallapostasiassolto

14 commenti:

  1. A me questa cosa fa tanta tristezza, si sta cercando di strumentalizzare una morte, la chiesa forse parandosi il culo, la comunità gay per rivendicare i loro diritti. Condanno Busi perchè per difendere i "suoi" sacrosanti diritti, ha massacrato non solo un uomo ma anche un omosessuale come lui, non vedo la differenza tra lui e i branchi che ghettizzano minacciano e usano violenza sui gay. Io sono una di quella che non è disposta a passare su tutto pur di vincere una guerra, perchè quando per evitare di nuocere si finisce per usare le stesse armi del "nemico" non c'è reale vittoria.
    Dissento anche sulle critiche che hai fatto a Monsignor Silvagni, ha detto bene dicendo che era il funerale di un uomo, e Dalla era un uomo che non era lontano dalla fede cattolica lo dimostra la sua amicizia col confessore personale Padre Boschi, pensi che se si fosse sentito minacciato o ghettizzato da quanto lui rappresentava avrebbe continuato a permettergli di far parte della sua vita?
    Io non credo. La chiesa con le sue ipocrisie è da condannare, ma spesso gli uomini che ne fanno parte anche se vincolati alle sue assurde regole, sanno amministrarle con giudizio ed elasticità. A volte la differenza la fanno le persone non l'istituzioni in se.
    Purtroppo siamo caduti tutti in una trappola subdola, giudicare non volendo la vita di una persona, che con le sue fragilità la sua arte ha cercato di vivere come riteneva più opportuno.
    Ritengo che non abbiamo nessuno il diritto di giudicare le sue scelte. La chiesa in questo mi ha stupito per una volta, ha accolto è passata sopra la sua ipocrisia.
    Forse qualcuno avrebbe voluto che si rifiutasse di celebrare i funerali? Per me è un passo avanti al suo avvicinamento alla reale condizione degli uomini. Non che mi freghi della chiesa come te se entro in una di esse è per l'architettura.
    Ho scritto sto commento tra mille interruzioni, mentre impastavo e infornavo una ciambella, impastavo la pizza, ascoltavo mia madre mentre diceva ai miei ragazzi che il pc fa male perchè si finisce dipendenti come col tabacco e le droghe... Non rileggo altrimenti faccio notte il bello è che mica ricordo che ho scritto nelle prime righe ahahhahaha tu mi perdonerai vero?

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    1. O mio diooo!! Non mi ero resa conto di aver scritto tutta sta roba....Azz è un virus ! Si si sei contagioso? No dillo che mi allontano!

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    2. Rispondo solo sul punto di disaccordo.

      Secondo me è solo l'ennesima conferma che la Chiesa attraversa ogni epoca perché sa mutare abito alla propria ipocrisia.
      Tu lo sai, io lo so: Lucio Dalla era un uomo, professione cantante e stop.
      Secondo me sbaglia Busi ad aggredire Dalla, ritenendolo colpevole di una mancata militanza che Dalla non era tenuto ad osservare, ma è scorretto anche il prete, che sull'omosessualità di Dalla è proprio l'unico che non può far finta di niente, nascondendola dietro l'uomo solo quando fa comodo.
      Purtroppo a colpevolizzare i gay è la Chiesa.
      A fare di un'inclinazione sessuale una questione sulla quale scrivere trattati sull'opportunità di accettare o meno un gay nella propria comunità di credenti, è la Chiesa.
      Della Chiesa il Monsignore fa parte. E nel momento stesso che precisa che è solo il funerale di un uomo io ci vedo la preoccupazione di tenerne fuori l'aspetto omosessuale... e perché mai?! perché non dice che è il funerale di un gay? Che "male" ci sarebbe? Dov'è il problema?

      Ecco dov'è il problema (e di certi dibattiti assurdi sono piene le biblioteche vaticane)
      "Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata."
      (De pastorali personarum homosexualium cura, 1986, Joseph Ratzinger)

      ps: non sta a me perdonarti, lillina. Recita tre Pizza Regina e un Ciambella Nostra. Non sta a me perdonarti perché ora sono da terzo cerchio dantesco: peccato di gola aggravato da invidia per chi cena chez lillina.

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    3. Se vuoi venire a cena prego, ma devi aspettare i miei uomini sono appena usciti per la consueta partita di pallone...Mi sto zitta e non aggiungo altro.

      Veniamo al post, non ci sarebbe stato nulla di male se non avessero dovuto sottostare a quanto dice il "grande Capo", noi possiamo anche non essere d'accordo e non lo siamo, ma all'interno della chiesa ci sono delle regole a molti preti stanno strette e cercano senza far tanto rumore di aggirarle.
      Ma ribadisco è un passo in avanti, piccolo ma in avanti, d'altronde la storia ci insegna che quella matusa istituzione ha sempre proceduto lentamente..
      Ed ora basta con questa chiesa che mi è venuta l'orticaria, ieri ho avuto un battibecco con mia madre su la mia laicità, cosa assurda per lei e ancor più perchè gli ho chiesto di non insegnare alle nipotine a farsi il segno della croce perchè non sono dei robbottini, se vorranno lo faranno quando sono in grado di capire e scegliere. Mi ha fulminato col lo sguardo ahahhahha Santa donna!

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    4. si è perso un mio commento ...se l'è mangiato il chapta...non lo riscrivo così impari ! Chapta maledetto!

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    5. oddio è tornato ahahahhaah le minacce funzionano!

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    6. Non so dovei sarai tu.
      Non so dove sarò io.
      Non so dove saranno i tuoi uomini (anzi sì, lo so, saranno a giocare a pallone!!!).
      Non so dove saremo quando la Chiesa cambierà, come auspica Speaker.
      Ma di una cosa sono certo.
      Il Captcha sopravvivrà anche alla Chiesa!
      E poi, ammettilo, il mio captcha ti fa divertire più di un luna park.
      Il captcha è come un cane, prende l'imprinting del padrone.
      "Captcha maledetto"... chi odia ama lo sai... dai! Rimettilo pure tu! Fai outing! Vivi la tua passione per il captcha.

      Grazie per l'invito a cena, ma ormai ho mangiato una fondina di minestrone e ora devo andare, il dovere mi chiama. I tuoi uomini sono davvero degli eretici senza dio! Come si fa ad andare fuori di casa quando stanno per trasmettere Arsenal-Milan?!

      Ciao lillina a presto ;)

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  2. Sono in disaccordo con K per "Perché se la Chiesa si mostra con i veri abiti che indossa, gli omosessuali li vuole tuttora all’inferno. Ed è giusto che ognuno si mostri per gli abiti che indossa, gli unici con i quali ci si dovrebbe mostrare, e parlare." e d'accordo con L per "Per me è un passo avanti al suo avvicinamento alla reale condizione degli uomini."

    Premesso che non faccio parte né degli omosessuali né dei cattolici, rispetto sia gli uni sia gli altri, basta che mi lascino libero di vivere a modo mio. I primi già lo fanno, i secondi sono un po' più invadenti, soprattutto quelli che pensano che la "Parola di Dio" sia valida fino ai nostri giorni senza necessità di adattarla (e in merito a questo non vorrei ripetere quello che ho scritto nel mio post "Il sermone di Matusalemme").

    Dalla Chiesa, purtroppo, ci si aspetta coerenza, perché a questo ci ha abituati, e non comprensione e intelligenza. Mi è piaciuto molto, appunto, l'espressione "avvicinamento alla reale condizione degli uomini". Io credo che si possa benissimo essere omosessuali e credenti. La storia e i dogmi sono solo quelli imposti dai vincitori.

    Certo, Aldo Busi mi sta proprio sulle balle e uno scritto suo non lo leggerei nemmeno tra un milione di anni, ma questa è altra questione ;^)

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    1. Vedremo (spero) se questo avvicinamento avverrà. Si "dovrebbe poter essere" omosessuali, credenti, ecc.
      Vedremo, anzi vedranno i posteri, perché i tempi di avvicinamento del pensiero ecclesiastico all'uomo, fa della deriva dei continenti una gara di formula uno.
      Sono pessimista per un limite spesso tecnico, ovvero il basarsi inevitabilmente la Chiesa su testi sacri non esattamente scientifici, fissati e fermi nel passato, e che non possono evolvere oltre un limite di "elasticità interpretativa". Si può anche snaturarli, ma a quel punto si finisce col chiamare Chiesa un qualcosa di estraneo alla dottrina ecclesiastica. Temo questo limite.
      Mi auguro davvero (non per me e nemmeno per i gay, ma per i credenti di qualunque inclinazione sessuale) che il futuro dia a te ragione e torto a me e ai miei abiti da pessimista a riguardo.
      ;)

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    2. Ciao
      La mia idea è che l'errore sia proprio nell'aspettarsi peculiarità che una dottrina non può avere, i testi sacri non devono essere scientifici, semplicemente perché sono altro. Più affini se vogliamo ad un testo filosofico. Una dottrina si propone di dare risposte ed indirizzo a necessità che non possono trovare risposta nella scienza. Bada bene che con dottrina non intendo esclusivamente religione, secondo il mio punto di vista anche le ideologie politiche sono roba da credenti nel senso che le basi sono sempre e comunque dogmatiche, dove sta scritto che libertà uguaglianza eccetera siano valori assoluti?
      Io non sono credente e ho diverse abitudini non proprio ortodosse, se ho rapporti al di fuori del vincolo del matrimonio perché dovrei pretendere che cambi la religione in funzione delle mie abitudini e non cercarmene una più consona a quello che io sono?
      Se non rompessero i coglioni, cosa che spesso avviene, a me basterebbe. Non sento la necessità di appartenere ad un circolo di cui non condivido idee ed abitudini, credo che il laicismo sia anche questo, cioè rivendicare la propria indipendenza perché si è disposti a rispettare quella altrui.
      So che mi perdonerai la lunghezza.
      Ah! Busi dà un senso all'omofobia.
      Perdonami anche la scorrettezza.

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    3. Ciao Giovanni
      Dalla Chiesa diventa una forzatura pretendere un atteggiamento e uno sviluppo scientifici che non le appartengono.
      Poi, rispetto a una dottrina politica o filosofica, penso che quelle religiose siano spesso fondate su una iniziale raccolta di pensieri sacri, chiusi col lucchetto del dogma millenni addietro. Il pensiero dell'uomo Gramsci magari si può criticare e modificare, con la parola di Dio la vedo un cicinino più dura. Infatti non ce n'è necessità, non serve dimostrarla, basta crederci.
      Ognuno ha libertà e diritto di credere, ci mancherebbe altro, così come, quando si diventa almeno in due, ha valore solo ciò che delle persone condividono di comune accordo, fuori da ogni valore astratto.
      Riguardo all'ammissione in un circolo, sarebbe come se io pretendessi di poter andare a fare i cori del Milan in curva Nord quando gioca l'Inter. Non ci vedo alcun senso, alcuna necessità, se non magari il capriccio della bravata. Che se va a buon fine significa solo che quella non è più la curva dell'Inter, e la mia incursione perde ogni significato, se mai ne ha avuto uno.
      Busi permette di apprezzare la distinzione tra un gay e una checca.
      Perdonami la scorrettezza, sto per andare a letto, sono in mutande, tra un pantalone dei jeans e uno del pigiama. In questo momento buonanotte ai panni ;)

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  3. Il bruciore è passato. Ma non si doveva giocare a Londra? Sembrava di stare a La Coruña, IZZIO MAIALLEEEEEEEE!

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    1. L'hai detto, caro K., l'hai detto!

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