mercoledì 5 ottobre 2011

Censurami il cervello, ma non bannarmi l'amichetto

“Non è la libertà che manca; mancano gli uomini liberi.”
[Leo Longanesi]

Da martedì 4 ottobre il sito della nota enciclopedia-digitale Wikipedia, nella edizione italiana, ha autocensurato i propri contenuti, in atto di protesta verso il comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Reputo aberrante ogni proposito di disconoscere, proibire, annullare l’esistenza dell’altro, in quanto persona fatta di idee, pensieri, emozioni e stati d’animo.

La censura è repressione intellettuale preventiva. Agisce d’anticipo, preparando il terreno ideologico alla futura repressione fisica, che elimina i soggetti socialmente dannosi e “malati”, portatori sani di idee e opinioni non conformi.

I campi di sterminio nazisti furono lo squisito frutto marcio di un seme che cominciò ad attecchire nel folcloristico tepore dei falò che avvampavano, mentre nella Berlino del 1933 venivano dati alle fiamme i libri di qualunque spirito critico e alternativo al Pensiero Unico.

Tutto ciò è lurido. E alcuni esseri umani sono per natura luridi.

Nelle società civili o comunque culturalmente ed intellettualmente emancipate, la censura dovrebbe essere considerata uno strumento infestante: un rampicante maligno che soffoca il libero confronto tra differenti opinioni.
Ogni individuo dovrebbe esercitare il pensiero critico, tenersi allenato allo spirito critico!
L'alternativa, spesso, arriva sotto forma di esercitazioni militari: credere, obbedire, perire!
Come è giusto che sia. O sai scegliere o altri decidono per te.

Perché censurare significa obbligare al silenzio e alla tacita obbedienza soggetti ai quali viene impedito di “aprir bocca”.

Nei regimi dittatoriali la censura è considerata una pianta disinfestante, ovvero un utile strumento a tutela dell’ordine costituito e dell’Unica Visione del Mondo.
In un regime, la censura striscia capillarmente e nell’ombra, nel sottobosco della libertà di pensiero e d’opinione, e con scaltrezza avvinghia, strangola e uccide qualunque germoglio di intelligenza critica. Senza fare troppo rumore.

In Italia però siamo in un regime democratico.
Perciò, che a me piaccia o meno questo metodo di governo, di fatto a ogni Italiano è riconosciuto il diritto di esprimere la propria opinione, d'assenso o anche di dissenso.

Invece, puntualmente, nel mio quotidiano riscontro comportamenti di silenzio-assenso, che ledono il dovere di ognuno di saper tutelare i propri diritti fondamentali, per la salvaguardia dei diritti altrui.

Sono fortemente convinto che la Censura non sia il vero problema della nostra società.
In passato la Censura anticipava la Repressione.
Oggi la Censura è anticipata dall’Autorepressione volontaria (non dall’autocensura, che è altra cosa).

La Censura non ha nemmeno bisogno di attivarsi per arrivare a soffocare un germoglio di pensiero alternativo nella penombra, un attimo prima che sbuchi dal terreno.
L’Omertà, frutto della miseria intellettuale, gioca d’anticipo anche sulla Censura.

Troppi individui strangolano i propri pensieri nella culla per paura che qualcuno ne senta i vagiti.
Quell’edera velenosa, quell’anaconda soffocante di ogni idea diversa, quel mostro chiamato Censura, non trova nulla da strangolare, perché i vermi che conducono un’esistenza strisciando ventre a terra, hanno una statura esistenziale più bassa di qualunque bassezza di censura.

Siamo al punto in cui stiamo disimparando a coltivare l’atto del pensare con la nostra testa.
Oramai stiamo rinunciando anche alla fase del concepimento di un’opinione individuale e originale, al punto che non ci sarà nessun bambino da strangolare nella culla, perché senza concepimento non nasce nulla.

A cosa serve imbavagliare la bocca a dei cervelli già rassegnati a non parlare, che non hanno niente da dire, perché nulla hanno da pensare?!

Per questo motivo io né mi allarmo né mi scandalizzo per la eventuale chiusura di Wikipedia, pur apprezzando il loro grido d’allarme.
Lascio gli starnazzamenti ai soliti saltimbanchi antiberlusconiani, ai soliti pasionari del “mi piace”, che magari hanno già attivato una pagina di solidarietà su Facebook, per gridare alta la loro indignazione.

Perché per quanto la Censura possa agire nell’ombra e senza far troppo rumore, in un luogo abitato, addirittura affollato come può essere la vita pubblica, per qualunque sicario, è impossibile uccidere in totale silenzio o senza essere visti.
A meno che gli abitanti si rifiutino di vedere, non vogliano sentire, non vogliano parlare.

Nel mondo digitale non facciamo altro che portarci dietro le miserie del mondo reale.

Finché ai più verrà salvaguardato il diritto di ammassarsi innocui esprimendo il “mi piace” su social network come Facebook, ai più fregherà ben poco che Wikipedia o altri siti vadano incontro all’oblio.

Una censura che agisce indisturbata costituisce il naturale evolvere delle cose, nel Paese degli Omertosi, nel paese degli "Italiani brava gente".
E sperare che in Italia la Società Civile si attivi contro la Censura, è come invocare una pillola di cianuro per soccorrere un malato.

Ai regimi mediatici che si avvalgono dello strumento democratico per coltivare masse umane innocue e concilianti, farà sempre molto comodo che queste masse umane continuino a sentirsi libere di esprimere con mezzi innocui pareri tanto liberi quanto innocui.

Oramai veniamo mentalmente impostati con le tecniche "win-win" (sempre bravi tutti!) e la scelta obbligata del cliccare "mi piace" oppure la tua opinione non conta.
E chi non clicca il "mi piace" è soltanto un provocatore, un sabotatore, un "elemento di disturbo", che non si può incenerire, ma si può sempre licenziare... dalla società, davvero in qualunque senso lo si voglia intendere.

Voi aspettatevi pure gli auguri di fine anno del Vecchietto dello Stato, con la solita pagliacciata di invocare "i giovani speranza del futuro".
La maggior parte dei giovani virgulti delle future generazioni hanno soltanto una idea chiara in testa: Vota Mi Piace e diventa fan della pagina Intelligenza critica e consapevole.
Votato? Bravo (pirla!) ora nutro davvero speranza per il futuro!

Noi gggiovani abbiamo il cervello in pappa nel presente, figuriamoci nel futuro, quando arriverà pure la demenza senile!
E quel poco che non è in pappa, ci serve per fare i gggiovani, per assolvere le pratiche che ci fanno entrare nella Cerchia dei Giovani, cliccando Mi piace campare accazzo, fottermene e godermela, che io sogggiovane!

Finché certi strumenti di “Socializzazione” continueranno a riscuotere uno strepitoso successo, possiamo stare certi che la Censura è l’ultimo dei nostri problemi: la Socialità è bella che fottuta.
Ben venga la censura, se fosse un defibrillatore che certifica l’irriversibilità di un battito assente, di un palpito di “essere al mondo” anche al di fuori delle Cerchie e delle Fanpage.

Intanto, in attesa della solita balla dei “giovani speranza del futuro”, concentriamoci a dovere per esprimere il nostro coraggioso punto di vista sul Mi piace andare col Gabibbo a suonare i citofoni e poi scappare. O altre amene stronzate.

Ogni società ha la coscienza civile che è in grado di darsi, per la quale ogni singolo individuo vuole o non vuole battersi, rischiando in prima persona; in ogni mondo possibile, virtuale o reale che sia.
Ogni società ha i giovani che può permettersi, e viceversa.

Nel sottobosco della foresta chiamata Italia, la Censura si guarda bene ad avventurarsi.
Nel migliore dei casi morirebbe di fame perché troverebbe un terreno arido e sterile, con semi di coscienza morti suicidi prima ancora di nascere.
Nel peggiore dei casi, beh, come dire, anche la Censura ha un’anima in fin dei conti.
Anche lei ha paura di finire sbranata da demoni altrettanto antichi e ancor più sanguinari.
I loro nomi sono Piaggeria, Apatia, Omertà, Menefreghismo, Mediocrità, Ipocrisia, Connivenza, Servilismo, Collaborazionismo, e chi più ne ha più ne metta.

Sono demoni che cacciano in branco.

Anzi, in gregge.

Quelli sì, mi fanno paura.

Perché un bavaglio, se voglio, me lo posso strappare.
Se non me lo tolgo, è perché mi fa comodo fingere di non poter parlare.

Ma se tolgo i bendaggi a una mummia, non trovo nessuno con cui parlare.
Che faccio?! Tengo un monologo alle mummie?!

K.

26 commenti:

  1. Grande K!
    Bel post, mi piac... ah no, scusa...
    Vabbè, dai, provo a fare il serio.
    Hai illustrato molto bene il Problema vero.
    Non tutti, però, sono così. C'è ancora della brava gente che utilizza il mondo virtuale per cercare di modificare un po' quello reale. Non gli basta cliccare un "mi piace" (sono strani, neh?) per mettersi a posto la coscienza. Alcuni post, articoli o iniziative che viaggiano in rete lasciano tracce nelle persone "di buona volontà". E queste persone parlano, si incontrano, si confrontano con altri, e un po' alla volta qualcosa germoglia e cresce.

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  2. @MaiMaturo: lo so che non tutti sono così, e mi fa piacere leggere le tue parole.
    Però qua si continua ad accettare per buono che tantissime persone si impegnano, senza fare distinzione tra quelle minoranze che rispondono al profilo del tuo commento e quelle tante altre che si definiscono impegnate perché danno un "mi piace" al Salviamo Wikipedia, e nel frattempo se ne strabattono dei "casi wikipedia" in carne e ossa, che magari incontrano nella vita reale.

    Come dire... a dare solidarietà a parole o a click, a chi è "altrove" siamo sempre disponibili, a esporci per prendere posizione per ciò che è dentro ogni esperienza vissuta quotidianamente, beh, per quello aspettiamo che arrivino i gggiovani delle next generation...

    A me 'sta roba del "Web Risiko Stargate" dove io clicco per "Diritti civili in Cina" e i Cinesi cliccano il "Mi piace l'Italia senza Mafia", a me fa cadere i coglioni, più che il bavaglio.

    Comunque mi conforta davvero sapere che qualcuno c'è. E che ci sono belle iniziative sul web.
    Se soltanto il 10% si traducesse in comportamenti reali, io girerei volentieri con la museruola e un trapano nel culo per tutta la vita, ben contento come una pasqua di dover stare muto, però ascoltando ruggiti e ululati tutto intorno a me.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Rifo, sperando in un risultato migliore:

    Concordo su tutta la linea, tranne che sul trapano.
    Chi studia il fantastico mondo del web nota che, ultimamente, c'è un avvicinamento sempre maggiore tra "piazze virtuali" e "piazze reali". Il web come anticamera della piazza del paese.
    E poi ci sono quelli con due soli neuroni, ma quelli c'erano anche prima, solo che non cliccavano "mi piace".
    E mi raccomando, scrivi sempre (se ti va) che le voci, i pareri, i commenti girano.

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  5. @MaiMaturo:
    premessa tecnica: questa è il secondo post nel quale mi commenti e poi rifi. Solo che questa volta ho fatto in tempo a leggere il primo tentativo: tale quale il secondo se non erro.
    Ovviamente a me la cosa non arreca alcun disturbo, puoi pure usare i pennarelli sulle pagine del mio blog.
    Lo dico solo per te: non vorrei non ti apparisse il commento e pensi che l'invio non sia andato a buon fine, mentre a me appare senza problemi.

    Dopodiché, grazie di nuovo per le considerazioni di piazza. :)

    E, se mi è concessa una parentesi di sfacciato egoismo, grazie anche per avermi esentato dal girone dantesco dei trapanati nel culo.
    Io e Deretano apprezziamo molto.
    Non nego di aver un poco giocato d'azzardo, in attesa che un'anima buona mi salvasse... il culo.

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  6. @K: No, c'era una differenza...conta gli "ovviamente" :-)

    Non sia mai
    che in un loco di cotanta
    CULtura
    appaia alcun commento
    sghembo di contenuto
    o di fattura.

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  7. @MM: e, chiarita l'ovvietà, si accomiatò sulla scia di una rima chiusa :o)

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  8. sono d' accordo con te...ed anzi aggiungo, e' pur vero che spesso le piazze virtuali incontrano quelle reali, giusto per ricordare " se non ora quando?" delle donne, bellissima iniziativa, ma finita miseramente, in quanto nessuno se non pochissime e sfigatissime , tra cui la sottoscritta, abbiamo dovuto arrenderci al fatto che nessuna/o voleva realmente lavorarci, rompersi le ossa e sopratutto continuare all' ombra delle telecamere...come cita un vecchio detto " armiamoci e...andate"

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  9. @S.: un generale di Sturmtruppen una volta si lanciò alla conquista di un famigeraten avamposto nemiken al grido di "Seguitemi innanzi!".

    Eh sì, quando si tratta di "rompersi le ossa" o anche solo sbattersi sul serio e dedicare del tempo libero, ai tanti "Mi piace" la cosa comincia a non piacere più tanto.

    All'alba della mezzanotte permettimi di scherzare un po', subito dopo averti detto che se tu sei sfigatissima immaginati le altre. ;)

    Alla luce di questo commento, credo che domani prenderò una giornata di ferie per convocare una riunione straordinaria della redazione e rivedere tutta la strategia editoriale.
    Se pubblico una poesia non me ne fai passare una.
    Se invece pubblico un post di 8mila battute fila tutto liscio come l'olio.
    mmm... credo che venerdì al lavoro, come prima cosa stampo "sono d'accordo con te" e me lo attacco in cameretta. Quando mi ricapita?!

    Essepunto, grazie ancora per il tuo parere :D e golden dreams

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  10. ricapiterà sicuramente :)
    hai la scintilla del controcorrente e sei prolisso, qualità che apprezzo particolarmente..
    felice risveglio.

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  11. mi è piaciuta molto l'immagine. per il resto, wikipedia o non wikipedia vivremo lo stesso.

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  12. @Sileno27: sì certo, non sono certo queste le urgenze. Tutto internet a mio parere non vale un bambino denutrito. Wikipedia a rischio è solo l'indizio che l'idea dell'uomo animale sociale sia molto opinabile. La regola tende piuttosto a individui che si preoccupano soltanto del proprio orticello. Non è un fatto morale, più che altro un dato di fatto, da prendere così com'è, con serenità antropologica.

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  13. l'uomo è un animale individualista.
    e son d'accordo con te su tutto.

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  14. @Cerex: grazie. Ogni sguardo e ogni parola che vengono a posarsi sulle mie pagine, sono preziosi per me.
    Ma sai bene che ogni tua presenza per me ha un sapore speciale, un retrogusto di birra, sorseggiata un sabato mattina di tanto tempo fa... merci mon Cerex.

    @Sileno27: mi confonde sempre trovare qualcuno che concordi con un mio accordo... e m'emoziona più che inorgoglirmi ;)

    Scusate, ma subito dopo un'abbuffata di culurgiones al sugo di pomodoro, divento sentimentale... Thanks a lot everytutti.

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  15. Sebbene io non sia neppure iscritta su FB, condivido pienamente il primo commento di MaiMaturo.
    Però i tuoi post sono sempre un piacere:)

    Non vedo l'aggiunta di quel link (mi hanno risposto privatamente e sembrano persone davvero in gamba)


    Ci riprovo...grrr

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  16. Peppeppepepè peppepepepepeeeeè :)

    Scusa l'entusiasmo...ma forse ho risolto!!!

    Bacione.

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  17. @Obi: ok, il link c'è ma non lo vedi. Pure a me hanno risposto e siamo entrambi inseriti nella loro pagina.

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  18. ah ok, visto. Me povera me talpina:)

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  19. Non commenterò il post che peraltro, da alcuni stralci pare bellissimo. Assumerò il ruolo che fu di Jader Jacobelli e cercherò di moderare la discussione, o meglio, i tempi.

    Tu scrivi un post di 100 righe e vabbè siamo a casa tua. MM risponde in 10 e tu ne spari 30. ci prova con altre 10 e tu l'ammazzi con 20. S ci prova con 7 e tu ne butti giù 20. Sileno con 4 e tu 10. Cerex 8 caratteri spazi inclusi e tu 260 (li ho fatti contare a word)... Tu capisci che senza un'auspicata par condicio saremo costretti a rivedere il DDL per imbavagliare un po' dei sui fiumi di parole.
    Hombre dei Jalisse

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  20. @ Tu quoque, Hombre! Evidentemente caldeggi un'altra legge bavaglio pregiudizievole e tendenziosa.
    Qua non s'ammazza nessuno e nessuna parola ha il fine di soverchiare l'opinione altrui; ci sono anche righe che rimandano a considerazioni extrapost... chiamiamole "comunicazioni intrapersonali".
    Come accade ora: perché tocchi un tema molto sensibile sotto l'elmo, al netto dell'humour.
    Sto sperimentando il maneggio della sezione commenti, nel senso che da un lato non ho l'ansia del "dovere-diritto di replica", ma dall'altro mi sembra un poco "maleducato" non rispondere a chi mi commenta, non fosse altro perché nemmeno una parola che arriva la leggo con sufficienza.
    Mi sembra che non dare un segno di vita sia come non ricambiare un saluto per strada.
    Insomma, sono combattuto tra il mio stare in silenzio e sorridere un grazie a chi lascia una monetina ai piedi dell'organetto.
    L'esibizione dei Jalisse la vidi in diretta tv da Sanremo. Forse, in effetti, non furono solo le trasparenze cosciali dell'abito di lei a lasciare il segno. Ero predestinato!

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  21. @K:Evviva la risposte jalissiche!
    E poi, al netto dell'humor: il tuo "vizio" di rispondere ai commenti mi sembra segno di cortesia.
    Chi se ne intende, osserva che, nella comunicazione via etere si usa prevalentemente la funzione fàtica del linguaggio (e metto un bel link per salutare il ritorno di wiki), non per dire "ti ho letto" ma, piuttosto, "sono online anch'io".
    Il rispondere ai commenti ha una doppia azione benefica: da una parte rassicura il mittente sulla presenza di una persona al di là del monitor (o dentro, mah; facciamo al di là: dentro sarebbe più inquitante), dall'altra "costringe" chi commenta a metterci un po' di attenzione in quello che scrive.
    Vabbè dai, torno quello di sempre ... nobile K, alla via così! (124 parole, 796 caratteri, spazi inclusi)
    Ah, dimenticavo, a me questa storia che scrivo e mi rispondono, mi pace tanto e mi arricchisce, anche (in senso cultural-emotivo).
    Adesso mi tocca rifare il conto: 157 parole, 1001 caratteri, spazi inclusi.

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  22. @K: Ecco vedi perchè, spesso, cancello i commenti? perchè mi scappano degli errori, e li trovo solo dopo averli pubblicati, mannaggia! (pace è da intendersi piace. n.d.a)

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  23. @MaiMaturo: ti pace tanto non è malvagia come metonimia emozionale... ti piace fino a procurarti mansuetudine nell'animo! :D

    Ecco, vedi, il bello del "rispondere".
    Qua, da ricevente, non avevo considerato la responsabilizzazione del mittente nel pensare meglio mentre scrive perché le sue parole non verranno lette distrattamente.

    Per non dilungarmi troppo, non credo esistano modi giusti o sbagliati, l'importante è che ognuno replichi o non replichi (saprai senz'altro che non comunicare in assoluto è impossibile, anche la a(privativa)-risposta è una forma di comunicazione in risposta a una domanda)come più si sente a proprio agio.

    L'unica distinzione gerarchica è quando la maleducazione entra nel flusso.
    E con mia grande gioia in questi mesi non ho mai ricevuto una sola parola "infetta".
    Un po' sarà merito mio, ma il merito maggiore è di chi commenta.
    Magari non tanti, ma tanto buoni. ;)

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  24. Ma mi rispondi serio? Non scherziamo. Nel senso che non scherziamo che sei serio, cioè scherzi che sei serio? Siamo seri, non scherziamo. Mi sono intrecciato.

    Ma ci mancherebbe altro che qualcuno debba trattenersi dal rispondere o dal postare quel che gli pare. E poi quanto sarà lungo il tuo blog? Secondo me “non è nemmeno un rotolo!”

    Mi spiace se sono risultato insistente "barra" fastidioso su questa tematica del corto "barra" lungo. (ora in ufficio da me va di moda parlare così, dicendo proprio "barra", ohinoi)

    Il mio commento era solo uno strascico bavoso (l’ultimo? chissà!) sulla brevità/prolissità di post e commenti. Ma giusto per tenere aperto un argomento trasversale agli argomenti.

    Cercherò di smettere di tirare l’acqua al mulino della concisione, anche perché tu quando vedi un mulino ti scateni.

    Hombre getta monetina ai piedi dell’organetto e s’allontana al galoppo cullato dalle note di Morricone.

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  25. @Hombre: no no, non volevo offenderti con la seriosità :D Non sia mai! Orsù! Orgiù!
    E' solo che il tuo rimbrotto umoristico l'ho colto come opportunità per esternare una riflessione che mi impegna fin da quando è nato il rotolone.

    In effetti la parte dei commenti mi dà da pensare (pensare a volte è bello) più che il post in sé, essendo il luogo di maggiore dinamica comunicativa.
    Solo per quello ho fatto delle considerazioni. ;)

    In un posto dove iniziai a lavorare una volta, mi dissero "Avrà a disposizione unobarradue ecc." E insistevano, cazzo!
    Ci ho messo mezzora a capire che era "da uno a due" e che non mi stavano mettendo a disposizione un droide di Guerre Stellari"!

    Ciao.....
    ..............
    ehm... di chi è questa moneta d'argento?
    ...........
    di nessuno?
    .............
    metto in tasca io.... fiu fiu fiuuuuuut

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