sabato 3 marzo 2012

O solo l’orecchio?

Anni fa lavorai per alcuni mesi come insegnante di educazione motoria in una scuola elementare. Si trovava in zona Navigli, in un quartiere decisamente “popolare”, a forte tasso di immigrazione.
Ho fatto lezione a classi di bambini, che in palestra giocavano e si confrontavano: cinesi, filippini, arabi, africani, italiani ovviamente, e così via. In quei momenti sono stati loro a mettermi sotto gli occhi quanto sia stupida ogni idea che voglia erigere muri di separazione, per escludere, per impedire, per rigettare a mare, per caricare su un treno, per recintare, per regolamentare l’irregolamentabile.
Quei mesi mi hanno regalato la certezza che nonostante i cervelli di alcuni adulti stiano ancora appesi alle liane, nel sottobosco dell’infanzia, per dirla alla Merlino, “il futuro ha già messo radici nel presente”.

venerdì 2 marzo 2012

Germano, non proprio un mona

La morte è ironica a volte.
In una stanza d’hotel in Svizzera decide di portarsi via un famoso cantautore; per quanto lo faccia in silenzio, forse nel sonno, la notizia suscita clamore. Il giusto tributo a Lucio Dalla occupa i social media, le prime pagine dei giornali, i telegiornali nazionali. Le canzoni mai gridate di Dalla sovrastano tutto, seppelliscono per un giorno ogni altro decesso.
Lo stesso giorno, anzi nelle stesse ore della notte, in silenzio se ne è andato Germano Mosconi.
L’eco della sua morte non ha respiro nazionale, non era l’artista di prima grandezza che fu Lucio Dalla.
Nella vita, però, c’è bisogno sia di chi ti fa commuovere, sia di chi ti fa ridere.
Ridere non è peccato, come non lo è piangere.

giovedì 1 marzo 2012

4 marzo 1943

Questa canzone la so a memoria da sempre.
Ci sono cresciuto sapendola a memoria.
La sa a memoria anche la mia mamma.
Me la cantava tutte le sere.
Con voce dolce e bella.
Adesso ho un groppo in gola.
E gli occhi lucidi.
Era la mia ninna nanna.


K.

martedì 28 febbraio 2012

Giggi Robot d’acciaio

Intanto elenchiamo i componenti del robottino.

Fair Play
Gianluigi Buffon, in quanto capitano della propria squadra (nonché della Nazionale) di solito entra in campo precedendo i compagni in fila indiana, e tiene per mano un bambino. Ciò non viene fatto per sensibilizzare il pubblico sul calo della natalità. Il bambino tenuto per mano sta a simboleggiare una virtuale continuità di trasmissione di valori del gioco del calcio, dove i grandi giocatori (gli adulti) passano il testimone ai piccoli calciatori.

giovedì 23 febbraio 2012

Bevete PepsiColla!

Trovo irritanti l’intimidazione, la prepotenza e la censura*.
Specialmente quanto arrivano in nome della solita etica commerciale di un capitalismo che sarebbe ora capisse che la miccia è sempre più corta, come la nostra pazienza, e ci si avvicina alla tolleranza zero per chi vuole gli esseri umani mero strumento al servizio del business; la creatività e le idee imbavagliate dalla logica del denaro.
Gli azzeccagarbugli di una potenza economica internazionale sono i sicari burocratici di una allegra e fresca comunità di ragazzi che hanno un piccolo blog.

mercoledì 22 febbraio 2012

Vedo nero, ed è un gran bel vedere!

“Voi sapete bene che c’e un solo pittore al mondo, e sono io.”
[Paul Cézanne]



Sono andato a vedere “Cézanne. Les ateliers du Midi” a Palazzo Reale.
Se mi gira mi documento un poco prima su ciò che andrò a vedere. Altrimenti, se sono in giornata, mi leggo i pannelli esplicativi nelle sale. Ma non necessariamente. I romanzi non hanno immagini che li spieghino, i quadri non dovrebbe aver bisogno della balia asciutta delle parole. Faccio fatica a ragionarci troppo. Preferisco tuffarmi nell'emozione dell’opera.
Sono invece curiosissimo delle didascalie, anno di realizzazione, titolo dell'opera, tecnica utilizzata. È un’informazione giocosa, mi piace scoprire se indovino il titolo guardando l’opera, oppure, al contrario, prefigurarmi l’opera le rare volte che lo sguardo cade prima sulla targhetta.

lunedì 20 febbraio 2012

La nipote di Madama Butterfly

È finito Sanremo. Puntualmente non l’ho guardato.
Però per San Remo è come per San Siro: anche se non guardi la partita e te ne stai in piazzale Axum a leggere Dostoevskij, lo capisci quando una squadra segna. Ti arriva il clamore.
Insomma, adesso la conosco anch’io la cifra artistica della 62sima edizione del Festival della Canzone Italiana: sull’inguine di Belén Rodriguez è tatuata una farfalla.