Mi separano ormai tanti sogni e battiti di ciglia da quanto vi narro, in un luogo lontano nello spazio e nel tempo. Ma accadde.
Accadde un giorno che la Cincia, cangiante di lignaggio e onomatopeica al linguaggio, mi donò un'inattesa emozione. Eravamo vessati, frustrati, esasperati da una comune responsabile che, lungi dall'infondere entusiasmo, irradiava apatia, sbadiglio e ottusità, attingendo a piene mani da un barile puntualmente scaricato sui di noi gropponi.
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martedì 19 giugno 2012
Ode alla Cincia
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giovedì 30 giugno 2011
In attesa d’un paradiso di rose e d’angurie
“Così possono stare a casa a curare i bambini": con questa motivazione un’azienda annuncia il prossimo licenziamento rigorosamente solo di donne. Nell’articolo apparso su “La Repubblica” i dirigenti dell’azienda precisano che bisogna tenere conto che "quello portato a casa dalle donne è comunque il secondo stipendio".
Seguono immancabili comunicati di protesta e solidarietà da parte di sindacati di categoria e colleghi maschi - pronti ovviamente a entrare a lavorare appena è il momento di scegliere tra il proprio destino e quello altrui (leggasi individualismo vs collettività; salvare il proprio orticello vs battersi per una riserva naturale nella quale vivere tutti meno peggio).
Dunque, proviamo ad andare oltre le solite frasi stereotipate e relativi profili umani da risonanti tamburi vuoti.
sabato 18 giugno 2011
In piedi, e a fronte bassa: passano i pastori
China su fronte, si ses sezzidu pesa!
ch'es passende sa mezzus Italia.
Non penso che Felice Floris, pastore in Sardegna, sia particolarmente alto di statura.
Non lo era nemmeno Ernesto Bravin, contadino in Friuli.
Lo ricordo con la schiena curva sotto il peso del telone gonfio di fieno, falciato, rastrellato, inforcato, ingroppato e trasportato a schiena.
Ha condotto un’esistenza silenziosa, mio zio, lavorando sotto il sole, dall’alba al tramonto.
Ed era di poche parole anche Geremia, il pastore di pecore in quei luoghi alle sorgenti del Livenza, le quali pecore sì, belavano e scampanellavano.
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