Vi è mai capitato, avendo uno screzio con un amico o un conoscente, di sentire saltar fuori l’espressione risentita: “Che simpatico che sei!”?
A me capita, di sentirmela rivolgere, ovviamente proferita con fare malmostoso, in tono sarcastico, a sottintendere l’intenzione di ferire, di graffiare quantomeno.
E io resto spesso spiazzato, non perché accusi il colpo, ma perché tra le mie prime duecentoventisette priorità esistenziali, non rientra quella di “risultarti simpatico”.