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mercoledì 15 maggio 2013

La legge del dio degli allocchi

Telecamera a inquadratura fissa dentro la cavità di un tronco. L’immagine è permanente, di giorno a luce solare, di notte suppongo a infrarossi. C’è una covata d’allocchi: all’inizio quattro uova, poi tre pulcini, uno dei quali muore presto, la mamma rimuove il cadavere. Era ancora troppo indefinito per la nostra sensibilità, troppo prematura la sua scomparsa perché le radici del senso d’affetto avessero tempo d’attecchire. Ne rimangono due: l’occhio freddo continua la sua indifferente videocronaca; dietro la telecamera, l’occhio pulsante di due umani spettatori. Osservano a distanza, anch’essi relegati nella chat dei rispettivi computer, cominciano ad affezionarsi, germoglia una tormentosa empatia per quei due batuffoli piumosi.