Telecamera a inquadratura fissa dentro la cavità di un
tronco. L’immagine è permanente, di giorno a luce solare, di notte suppongo a
infrarossi. C’è una covata d’allocchi: all’inizio quattro uova, poi tre
pulcini, uno dei quali muore presto, la mamma rimuove il cadavere. Era ancora
troppo indefinito per la nostra sensibilità, troppo prematura la sua
scomparsa perché le radici del senso d’affetto avessero tempo d’attecchire. Ne
rimangono due: l’occhio freddo continua la sua indifferente videocronaca;
dietro la telecamera, l’occhio pulsante di due umani spettatori. Osservano a
distanza, anch’essi relegati nella chat dei rispettivi computer, cominciano ad
affezionarsi, germoglia una tormentosa empatia per quei due batuffoli piumosi.