Attraverso la piazzola, seguo il camminamento che taglia l’aiuola e sterzo decisamente a destra giù per la rampa di scale, ai piedi delle quali una controsterzata a sinistra mi immette sul lungo rettilineo sotterraneo che porta ai tornelli. Appoggio il portafogli sopra il lettore magnetico e l’abbonamento annuale mi dà disco verde per l’accesso; procedo lungo fino alla scalinata distante che mi immette sulla panchina del metrò in un punto più vicino alla carrozza di testa. Arriva il metrò, o la metropolitana, o la metrò; arriva sempre come un lombricone, mi inghiotte insieme alle altre formichine e vari, tristi insetti di città e mi porta a casa dal lavoro.
Un giorno non è andata esattamente così.