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Le due opere esposte ad Amore
e Psiche a Milano, sono entrambe affascinanti. Puntualmente, mi sono
sentito più a mio agio di fronte al quadro. Il mio animo ha bisogno di colori e
voli di fantasia, ciò che il recinto della cornice gli permette, immaginando
scene e mondi invisibili oltre il confine del rettangolo. Invece, le sculture,
non riescono mai del tutto ad accalappiarmi. Mi fermo sempre a un livello
razionale, distaccato, addirittura diffidente. Nella scultura sento soprattutto
la morte, l’inerzia, il freddo. Mi stupisce puntualmente la maestria di chi sa
ricavare forme morbide e levigate da ciò che in origine era un blocco
squadrato. Però poi prevale l’idea del freddo calcolo, della precisione senza
sbavature. Invece di fronte a un quadro sento il calore umano venirmi addosso,
non posso fare a meno di pensare alle mani del pittore con le dita colorate, il
camice imbrattato d’arcobaleno. Forse è anche un fatto di confidenza e relativa
familiarità: bene o male pennarelli e matite colorate li ho usati anch’io da
bambino. Sia come sia, per me è così.