In una grande città, il dì di ferragosto ha sullo spirito un
effetto di spurgo. Offre, il dì di ferragosto, l’opportunità di sgravarsi di
ciò che è frastuono e confusione.
Più che offrire tale strumento, il ferragosto lo impone.
Afferra il fardello di tanta superfluità accumulata, togliendocelo di dosso,
sgravandocene. Ci ripulisce, il dì di ferragosto, della presenza superflua, sia
essa organica o inorganica. Il dì di ferragosto, come una gigantesca, saggia
scopa di saggina, spazza via, sotto un cielo di sole, la polvere e le briciole di
ciò che pensavamo servisse, invece non serve. Nel dì di ferragosto, il sole
asciuga e alleggerisce gli stracci dell’esistenza. Almeno oggi, tornano a
essere leggeri, vibranti al vento. È essa leggerezza che, chi vuole, può
provare a cogliere, librandosi su correnti ascensionali, su ali di condor.
Il dì di ferragosto spazza via il frastuono, la confusione, l’ipercinetica
isteria, l’untuosa ilarità, la ridondanza di parole marcite all’umido nelle
pieghe di vite altrimenti ammuffite.